Parlare della rapporto tra tecnologia e salute, nella nostra società iperconnessa, non significa occuparsi solo delle eventuali patologie derivanti dal suo utilizzo.

Considerando la sua pervasiva presenza, occorre indagare l’impatto della tecnologia sul nostro benessere, sia fisiologico sia psicologico.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità fin dal suo atto costitutivo, nel 1948 ha definito la salute come un completo stato di benessere fisico, mentale e sociale.

L’ OMS del resto fin dal “48, ha definito la salute come una condizione di completo benessere, piuttosto che esclusiva assenza di malattie.

Però a guardare bene, quanti raggiungono allo stesso tempo, uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale?

Per questo motivo, nel 2011 il concetto di salute è stato ridefinito, in modo più realistico.

Per “salute” si intende, “la capacità di adattamento e di autogestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive.”

Machteld Huber, J André Knottnerus, Lawrence Green, eT aLII,  How should we define health?
 BMJ 2011; 343: d4163 .

In altri termini, la salute non dipende solo dall’assenza di malattie.

Anche la capacità mentale di affrontare difficoltà e di partecipare alla vita sociale (es. lavorando o rimanendo autonomi), sono sinonimi di salute.

In pratica è l’attitudine che consente di “sentirsi bene” ad esempio invecchiando, in presenza di malattie croniche, oppure in situazioni di forte disagio sociale.

Stare bene equivale perciò a sviluppare strategie, tramite cui affrontare con successo anche situazioni negative, ma inevitabili.

Questa capacità di adattamento tuttavia, richiede la scelta della maniera e della misura in cui adattarsi.

Fino a che punto riesco a “sentirmi bene”, nonostante le difficoltà fsiche, psicologiche, sociali e ambientali?

La salute è la capacità di adattamento e di autogestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive.

A determinarlo è la scelta dei parametri rispetto ai quali gli stimoli ricevuti sia dal corpo, sia dall’ambiente assumono significati positivi o negativi.

In questa prospettiva la salute, oltre ad essere una condizione organica, legata al solo ambito medico, diventa anche un processo psicologico.

Ecco perchè, occuparsi di come la tecnologia influisce sulla salute, non equivale solo a scoprire quali patologie provoca.

La tecnologia ci influenza nell'elaborare gli stimoli che arrivano dal nostro corpo, dalla mente e dall'ambiente
Foto: cleanpng.com

Piuttosto, significa comprendere come ci influenza nell’interpretare i segnali che ci arrivano dall’ambiente, oltre che dal corpo.

Ossia, in che misura la tecnologia può indirizzare la “valutazione cognitiva“, in base alla quale si determina il modo in cui reagire, come e quanto adattarsi.

Una scelta tra l’altro, che coinvolge sia la sfera psichica, sia quella biologica, più precisamente la fisiologia.

Recenti scoperte infatti, hanno rivelato la capacità del pensiero, del significato attribuito agli stimoli ricevuti, di modificare la biochimica dell’organismo.

In questo senso, gli stimoli percepiti dal contesto sociale, naturale e digitale, condizionano il benessere individuale, al pari dei segnali biologici ed organici, (es. le patologie).

Il pensiero influenza la fisiologia dell'organismo interpretando positivamente o negativamente gli stimoli inviati sia dal corpo e dall'ambiente, sia dalla tecnologia che spesso li sostituiscono.
La tecnologia filtra gli stimoli ambientali – Foto Gerd Altman – nostro adattamento.

La loro accettazione o rifiuto dipende dalla interpretazione che ne viene data. Ecco perchè, è determinante identificare la funzione della tecnologia in questo processo.

Pensiamo ad esempio alla “gestione del dolore“.

Ci sono persone che a causa di patologie, o eventi traumatici (es. ustioni) devono sopportare dolori acuti e/o cronici.

Tecnologie come la realtà virtuale, in grado di alterare la percezione del dolore, possono avere un enorme impatto positivo in simili casi.

La VR agendo su concentrazione, emozione, attenzione, memoria e sensi, “inganna” i meccanismi attraverso cui viaggiano gli stimoli dolorosi.

La Realtà Virtuale è in grado di alterare la percezione del dolore, ingannando i meccanismi tramite cui viaggiano glistimoli dolorosi
Foto Arm.com

Studi clinici hanno mostrato il miglioramento nello stato di salute dei pazienti prima e dopo il trattamento con la Realtà Virtuale.

Allo stesso tempo però, la tecnologia può avere un effetto deleterio.

Mai sentito parlare di “nomophobia?” (E’ l’acronimo delle parole inglesi “no mobile phone phobia”) e indica la dipendenza da smartphone e Social Media.

L'immagine rappresenta una persona che soffre di nomofobia cioè ha il terrore di rimanere sena smarthpone o scollegato da Internet e Social Media
Foto: Guille Mayer CC BY-NC 2.0 -nostro adattamento

Si tratta dell’ansia incontrollabile al pensiero di non poter utilizzare il proprio telefono, oppure di rimanere disconnessi.

E’ un disagio che sta assumendo la dimensione di un problema di salute pubblica, come la dipendenza dall’alcol o dalle sigarette.

Nel 2019 infatti, è stato presentato addirittura una progetto di legge, per contrastare la diffusione della nomofobia.

Vuoi sapere se anche tu soffri di nomofobia? Ecco il Link al test originale (in inglese), oppure in questa pagina trovi la versione in italiano, con ulteriori approfondimenti.

Il test ’NMP-Q’ sviluppato nel 2015 da Yoldrim e Correia ad oggi è l’unico test per la Nomofobia scientificamente validato per la lingua italiana

Questa vera e propria nuova dipendenza, è dovuta a scorrette abitudini di utilizzo di smartphone, Social e Internet.

giovane uomo dipendente dallo smarthone  sveglio di notte a letto  per chattare, flirtare e inviare messaggi di testo, mostra la dipendenza da internet, Social e smartphone.
Foto Marcos Mesa- Sam Wordley

Per averne un’idea, secondo il rapporto Coop 2016 il 70% degli italiani si sveglia controllando lo smartphone, mentre il 63% lo fa prima di addormentarsi!

Si tratta di comportamenti dettati dal fatto che ormai le nostre relazioni sono affidate in prevalenza a smartphone, Social e app da cui, più o meno consapevolmente, ormai dipendiamo.

In questo modo, piuttosto che limitarsi a veicolare gli stimoli provenienti dall’ambiente sociale (es. una telefonata), la tecnologia ha finito per sostituirli.

Le relazioni sociali ormai sono affidate a  smartphone, Social Media e app di comunicazione, perciò gli stimoli tecnologici come Like e notifiche, sono diventati molto importanti.
Foto Pxfuel.com

I nuovi stimoli tenologici (Like, notifiche, messaggi, email etc.), provenienti dal contesto virtuale, hanno assunto una grande importanza.

Like e Followers sono sinonimo di popolarità, dunque di affermazione sociale.

Mentre rispondere a messaggi ed email a qualsiasi ora, per molti appare indice di professionalità ed efficienza.

In realtà, questi atteggiamenti peggiorano la produttività, alterano le capacità cognitive di ragazzi e adulti, generando una vera e propria dipendenza.

La dipendenza da smartphone e Social Medi, fisiologicamente è molto simile a quella da droghe oppiacee come eroina o morfina.

Perchè nel cervello si mettono in moto meccanismi per la produzione di dopamina, simili a quelli prodotti da droghe come l’eroina o la morfina,

«Il rilascio di un neurotrasmettitore come la dopamina avviene secono modalità pressochè identiche. L’ansia di non trovare un “Mi piace” a margine di un nostro post o una dose, con le opportune differenziazioni negli effetti, seguono la stessa traiettoria cerebrale».

Alessandro Prunesti, Massimo Perciavalle, Offline è bello. Il percorso di Digital Detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere, FRancoangeli, Milano 2016.

Si tratta di una sostanza che ci fa sentire euforici e soddisfatti, quando compiamo determinate azioni.

In questo caso, ogni volta che scopriamo di aver ricevuto un like, una notifica o l’email che aspettavamo.

La produzuone di dopamina che si verifica ogni volta che riceviamo una notificha un messaggio o una email ci spinge a volerne ricevere un'altro. Peciò controlliamo compulsivamente lo smartphone.
Foto Pxfuel.com – nostro adattamento –

Da qui, il bisogno compulsivo di controllare in continuazione lo smartphone, nella speranza di ricevere un altro messaggio e alzare il livello di dopamina.

A mettere in moto questo meccanismo fisiologico però è il nostro pensiero, non un fattore organico.

Più precisamente, è l’importanza attribuita agli stimoli che riceviamo tramite la tecnologia.

Foto dal web

Questi, sostituendo la percezione della realtà circostante, finiscono per isolarci.

Scollegandoci dall’ambiente sociale ci rendendono dipendenti da device digitali, Social e Internet.

In definitiva, la nomofobia mostra quanto la tecnologia può alterare il nostro equilibrio psicologico, influendo anche sulla fisiologia dell’organismo.

Per approfondire le ulteriori patologie che indicano la dipendenza dalle tecnologie digitali e le possibili soluzioni:

Alessio Carciofi “Digital Detox. Focus & produttività per il manager nell’era delle distrazioni digitali”, Hoepli, Milano, 2017.

Per un verso quindi, device digitali, Internet e Social possono migliorare sensibilmente la nostra qualità di vita.

Pensiamo ad esempio al valore della telemedicina, emerso chiaramente con la pandemia da Covid-19, oppure alle nuove frontiere mediche della realtà virtuale, cui abbiamo accennato.

L'immagine mostra un esempio di telemedicina in cui Il dottor Juan Manuel Romero, cardiologo presso un ospedale di Ciudad Obregon a Sonora, in Messico, è impegnato in un consulto pre-operatorio con Alma Guadalupe Xoletxilva e il suo medico, Edgar Cuevas, che si trovano a 400 miglia di distanza a La Paz, Baja California. Oltre a permettere ai medici che sono geograficamente separati di sentirsi e vedersi durante il consulto, grazie alla telemedicina le informazioni sui pazienti, come grafici e scansioni, possono essere condivise in pochi secondi.
Foto: Intel Free Press – 28-9-2011-Telemedicina-CC BY-SA 2.0 –

Non solo. Tramite smartphone e Internet, possiamo accedere a qualsiasi informazione, rimanere connessi con amici e familiari, lavorare o studiare ovunque e in qualsiasi momento.

Allo stesso tempo però, la tecnologia è uno strumento potente, che può influire negativamente sulla nostra salute.

Cioè sul nostro benessere organico, mentale e sociale.

Per questo occorre imparare a farne un uso responsabile ed equilibrato.

Tecnologie digitali come i Social Media, le app di comunicazione, gli smarthpone e Internet, possono danneggiare la nostra salute, se non usati con equilibrio.
Foto: ColiN00B – Pixabay.com – nostro adattamento –

Evitare o vincere “l’assuefazione digitale” è il primo passo.

Alcune risorse per riuscirci, sono disponibili qui