
Benvenuto sul mio blog!
Mi chiamo Dario Coviello e per iniziare la nostra conoscenza, desidero raccontarti qualcosa di me.
Così saprai anche il motivo che mi ha spinto a creare questo spazio, dedicato al rapporto tra salute e tecnologia.
Mi occupo di comunicazione fin da quando iniziai a trasmettere nelle prime ‘radio libere‘ milanesi, verso la metà degli anni ’70.
La tecnologia quindi per me ha rappresentato da subito un mezzo, uno strumento attraverso cui comunicare.

Più precisamente, la radio mi ha mostrato la straordinaria capacità della tecnologia, posta al servizio della comunicazione, di mettere in contatto le persone raggiungendole ovunque, anche in posti e situazioni in cui altrimenti sarebbe difficile!
Sul finire degli anni ’80 l’ingresso nel mondo della pubblicità ha ulteriormente ampliato i mei orizzonti.
Era il periodo in cui nelle agenzie pubblicitarie, ma anche negli uffici, si andavano diffondendo i primi PC.

Da lì a poco sarebbe arrivato anche Internet, cambiando definitivamente il modo di comunicare e lavorare.
Ma furono anche gli anni in cui cadde il muro di Berlino, segnando la fine del blocco comunista e la conseguente graduale scomparsa delle ideologie politiche.
Lavorando nel mondo della comunicazione e della pubblicità, iniziai a percepire l’impatto sia positivo sia negativo, che questi cambiamenti stavano producendo.

Per un verso, la tecnologia prometteva tempi di lavoro più rapidi. Quindi minori costi e fatica, a fronte di una maggiore qualità dei prodotti e dei servizi.
Per contro computer, software e Internet imponevano procedure, tempi e metodi di lavoro, che non tenevano in considerazione le esigenze degli utilizzatori, sia a livello fisico che mentale.

Chi ha dovuto usare i programi in DOS (es. Wordstar o dBase III), i primi monitor a luce verde o arancione e scarsa risoluzione, oppure combattere con le rumorose e lentissime stampanti ad aghi, sa di cosa parlo.
Il tramonto delle ideologie allo stesso tempo, aveva lasciato un vuoto di valori che rischiava di essere colmato solo dal consumo. Un dato questo che, lavorando in pubblicità, non poteva sfuggirmi.
“Consumo dunque sono“, stava diventando il paradigma post-moderno di quella nuova ‘società liquida’ descritta da Bauman, che aveva preso l’avvio con la ‘Milano da bere‘ e gli yuppie anni ’80.

Al posto di comunisti o capitalisti, destra e sinistra, ora si trovavano ‘paninari’ contro ‘metallari’, progenitori di una infinita serie di gruppi di consumo.
L’identità, nella post-modernità, non dipendeva più dai valori in cui si credeva, piuttosto dall’appartenenza a un gruppo che condivideva il consumo degli stessi prodotti.
In alternativa, nel tentativo di trovare ideali a cui aderire, vedevo emergere forme di spiritualità e di misticismo (dalla New Age alle religioni orientali), accanto a una lettura individualista e sincretistica della religione tradizionale.

Una religiosità in cui si prendono elementi dalle diverse fedi e spiritualità, per costruirne una ‘su misura’.
Ben presto mi ritrovai in un contesto dove la tecnologia rappresentava il ‘come’ comunicare, mentre consumismo e nuove forme di spiritualità costituivano il ‘cosa’, cioè quello che le persone ritenevano le rappresentasse.

Una consapevolezza che avrebbe orientato il mio modo di lavorare, pensare e in definitiva di comunicare, nel corso degli anni.
Da qui infatti, oltre che da una personale sensibilità, è nata la scelta di approfondire a livello accademico studi e ricerche sulle religioni, considerate anche contenitori di cultura e tradizioni.
Dunque portatrici di valori identitari da conoscere, per riuscire a dialogare efficacemente in una società sempre più ‘fluida‘, cioè priva di riferimenti valoriali.
Allo stesso tempo però, ho realizzato quanto il ‘come’ comunicare, rendesse necessario comprendere potenzialità e limiti della tecnologia.

Fin da quando ho iniziato a vederla diffondersi, ho notato che la tecnologia porta con se un paradosso.
Per un verso promette di semplificare, rendere più sicuro, veloce e meno faticoso svolgere un certo compito.
Per fare un esempio, questa immagine, tratta dalla ricerca Technology for Good di McKinsey, mostra le tre tecnologie (AI, connettività e robotica), con la maggiore capacità di migliorare la qualità della, vita nei diversi ambiti:

Tuttavia, essendo essenzialmente uno strumento, se non utilizzata correttamente, la tecnologia finisce col creare più problemi di quanti promette di risolverne.
Il che spesso equivale a imparare a ragionare, seguire gli schemi e le procedure previste dal device, PC, software, oppure dal Social Media in uso.
In una parola: adattarsi.
Apparentemente sembra una cosa ovvia, ma le implicazioni che genera non lo sono affatto, come ben presto scoprii a mie spese.
Una volta accettata l’idea di dovermi adattare al dispositivo o alla tecnologia che usavo, cercare di adeguarmi sia mentalmente che fisicamente diventava la ovvia conseguenza.

Un atteggiamento che inconsapevolmente mi ha portato a ignorare i sintomi che l’utilizzo eccessivo di PC, smartphone e tecnologie varie mi causavano.
Alcuni problemi erano di carattere fisico, come occhi rossi, vista appannata, dolori articolari e mal di testa.
Altri fastidi influivano sulla sfera emotiva come stress, ansia, affaticamento e insonnia.
Problemi tutt’altro che marginali, ai quali nel tempo sono stati dedicati un buon numero di studi, anche se allora non lo sapevo.

Io, come molti altri, credevo si trattasse di fastidi passeggeri, stanchezza che sarebbe passata con un po’ di riposo…
Col peggiorare dei sintomi e di conseguenza della mia qualità di vita, ho cominciato però a domandarmi se non esistesse un modo migliore per rapportarmi con la tecnologia.

Era davvero normale e inevitabile la progressiva perdita della vista che riscontravo?
Dovevo realmente rassegnarmi a convivere con il continuo senso di confusione, stress, mal di testa, dolori a collo spalle e mani?
Nel frattempo, continuando a lavorare nel campo della comunicazione e della pubblicità, mi sono trovato sempre più spesso a cercare nuovi mezzi e soluzioni, per veicolare in modo nuovo e più efficiente i vari messaggi.

Così, dopo aver realizzato campagne su tutti i media tradizionali, sono passato ad occuparmi di Mobile Advertising (cioè via SMS) e progetti di efficentamento organizzativo e digitalizzazione.
In termini di comunicazione, equivale a ricercare le soluzioni più adatte per rendere disponibili, nell’ambito dell’organizzazione aziendale, informazioni, dati e procedure.

Da queste esperienze ho capito che le tecnologie migliori sono quelle ‘olistiche’, ossia ideate intorno all’uomo e per l’uomo.
Piuttosto di adattarsi e rassegnarsi a subire gli effetti della tecnologia perciò occorre identificare quelle che pongono al centro l’individuo.
Cioè scegliere quelle che semplificano le procedure di lavoro e migliorano realmente la nostra qualità di vita.

Altrettanto necessario però è farne un uso consapevole.
Smartphone, PC e Social Media sono strumenti tecnologici e in quanto tali, generano degli effetti gravi da non trascurare.
Imparare a evitarli, o quanto meno a ridurli, è una delle cose entrata a far parte della mia esperienza, che ho scelto di condividere.
La tecnologia sta subendo uno sviluppo rapidissimo e la pandemia da Covid 19, incentivando smart working e didattica a distanza ha accelerato il processo.

Salute e Tecnologia nasce proprio per informare e sensibilizzare, circa gli effetti sulla nostra salute della tecnologia.
Inoltre, ho deciso di condividere anche una serie di risorse che, in base a quanto ho personalmente sperimentato, sono in grado di contrastare i problemi causati dall’uso di PC, smartphone, Internet e tecnologie digitali.
Spero potranno essere utili anche a te!
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